Milei a Madrid: “Contro la decadenza la libertà è la via”!
Perché Javier Milei è tornato in Spagna? Nel confronto con il presidente del NEF, il presidente argentino risponde senza diplomazia: per mettere in guardia gli spagnoli dalla strada del socialismo, che a suo giudizio ha condotto l’Argentina a un secolo di declino, e per sostenere chi in Spagna difende le idee della libertà. Rivendica la propria vicinanza a Santiago Abascal e Isabel Díaz Ayuso, mentre spiega che l’assenza di incontri istituzionali con Pedro Sánchez dipende dalla sua volontà di non incontrarlo. Quanto al re Felipe VI, afferma di avere con lui buoni rapporti e attribuisce il mancato incontro a problemi di agenda.
Il primo esempio concreto è il mercato degli affitti. Milei ricorda che la legge argentina, presentata come uno strumento per proteggere gli inquilini, avrebbe invece ridotto l’offerta, alimentato il mercato nero e penalizzato proprio le fasce più deboli. Secondo i dati da lui citati, dopo l’abolizione della normativa l’offerta di abitazioni in affitto è quadruplicata in trenta mesi e i canoni sono diminuiti del 40% in termini reali. La conclusione è categorica: i controlli statali, anche quando sono giustificati da buone intenzioni, finiscono per distorcere il mercato e restringere le possibilità di scelta.
Molto apprezzate le risposte del presidente argentino
Milei rivendica inoltre la liberalizzazione di Internet satellitare e l’ingresso di Starlink, sostenendo che oltre tre milioni di argentini abbiano così ottenuto accesso a connessioni veloci prima indisponibili. Accusa il gruppo Clarín di aver beneficiato delle precedenti restrizioni e respinge duramente le critiche dei media che considera ostili al suo governo. «Mi insulta? È un premio», è in sostanza la sua risposta a chi giudica scomoda la sua presenza nella campagna politica spagnola.
Lacalle: tornare a stampare moneta non è una soluzione
La parte economica più significativa arriva con la domanda dell’economista Daniel Lacalle. Ricordando l’inflazione mensile argentina del 25%, le riserve nette negative della banca centrale e il rischio di iperinflazione ereditati dal governo precedente, Lacalle chiede a Milei cosa rispondere a chi, di fronte alle proteste in Europa, propone di aumentare la spesa pubblica, stampare più moneta e svalutare il debito.
La replica è netta: stampare denaro e ingrandire lo Stato non risolvono i problemi, ma li aggravano. Milei ripercorre l’evoluzione dell’inflazione argentina sotto i governi precedenti, fino al 211% annuo registrato durante la presidenza di Alberto Fernández. Sostiene che la sua amministrazione abbia ridotto drasticamente la dinamica dei prezzi e avviato una ripresa economica, citando le stime di crescita per gli anni successivi.
La sua argomentazione è anche morale. Le imposte, sostiene, sono prelievi obbligatori; il debito pubblico trasferisce il conto sulle generazioni future; l’emissione monetaria equivale a una contraffazione che erode il potere d’acquisto. Espandere la spesa pubblica significa sottrarre risorse al settore privato, che Milei considera più produttivo. La ricetta alternativa è tagliare la spesa, ridurre le tasse e restituire capitale e libertà a cittadini e imprese.
Argentina, opportunità per gli investitori
Milei dedica poi ampio spazio alle opportunità offerte alle imprese spagnole. Indica energia, petrolio, gas, litio, rame, oro, agricoltura ed economia della conoscenza come settori con importanti prospettive. Cita anche la possibilità di sviluppare centri dati in aree fredde e poco abitate, grazie alla disponibilità di energia.
Il governo, afferma, ha già ridotto la pressione fiscale di quattro punti di PIL e punta a ulteriori tagli. Se il progetto politico verrà confermato fino al 2031, promette di restituire al settore privato 500 miliardi di dollari attraverso riduzioni d’imposta. Tra i pilastri della strategia elenca il regime per i grandi investimenti (RIGI), il capitale umano, la deregolamentazione e l’apertura commerciale.
L’obiettivo è triplicare il volume degli scambi, ampliare il mercato e sfruttare i rendimenti crescenti della produzione. Milei richiama l’accordo UE-Mercosur, quello con l’EFTA e altri negoziati commerciali, presentando l’Argentina come un Paese pronto a tornare competitivo. Aggiunge che il rischio-Paese è sceso, secondo i dati da lui forniti, da circa 3.000 a 650 punti base.
Il messaggio agli investitori è chiaro: entrare in Argentina prima che il processo di crescita faccia salire il valore degli asset. A suo giudizio, il Paese offre oggi una combinazione di produttività, prospettive di riduzione fiscale, minori costi finanziari e rispetto dei contratti. Milei conclude rivendicando una stabilizzazione realizzata, sostiene, senza violare i diritti di proprietà.
Il filo rosso dell’incontro è dunque una contrapposizione radicale: da una parte lo Stato che tassa, regola e stampa moneta; dall’altra il mercato, l’impresa e la responsabilità individuale. Per Milei, la libertà non è soltanto una bandiera ideologica: è la condizione necessaria per la crescita e la prosperità. E la sua visita in Spagna vuole essere, insieme, un avvertimento politico e un invito economico a scegliere quella strada.